Il sommergibile Sebastiano Veniero


Il sommergibile Sebastiano Veniero in una foto d'epoca, recante il distintivo ottico "VE", tratta dal libro
di Alessandro Turrini "Gli squali dell'Adriatico".


Un alone di mistero ha da sempre avvolto questo sommergibile, sin dal suo affondamento avvenuto il 26 agosto 1925 per cause del tutto fortuite seppur in tempo di guerra.
Il 24 agosto 1925 salpò da Portoferraio (Isola d'Elba) con a bordo 48 uomini, tra cui 9 allievi siluristi e motoristi, al comando del capitano di fregata Paolo Vandone, per prendere parte ad un’esercitazione: si sarebbe dovuto disporre in agguato tra Capo Passero e Capo Murro di Porco. Tuttavia, dopo la partenza, il sommergibile svanì nel nulla.
Era stato speronato dal piroscafo Capena, sebbene questa circostanza non fu subito nota.

Il sommergibile è poggiato su un fondale di sabbia mista a fango: questa caratteristica è tristemente nota per rendere l'acqua torbida a quasi ogni immersione. La visibilità sul relitto può pertanto rapidamente calare a zero.
La zona è altresì battuta da violente correnti che spesso complicano l'immersione, tanto sul fondo quanto durante le tappe di decompressione. Per queste peculiarità la visita è vivamente sconsigliata a subacquei con scarsa esperienza.