Relitti di sommergibili


Una foto d'epoca raffigurante il varo del sommergibile "Ammiraglio Saint Bon", il cui relitto giace oggi
ad oltre 300 metri di profondità a circa otto miglia al largo di Punta Milazzo.


Da un punto di vista storico, identificare l'esatta località del naufragio di un sommergibile è impresa ardua; spesso risulta difficoltoso perfino accertare la data esatta della perdita. La stragrande maggioranza di relitti di sommergibili che è possibile rinvenire in Sicilia sono andati perduti nel corso di azioni belliche che hanno avuto luogo durante il secondo conflitto mondiale per la reazione antisommergibile delle navi di superficie. La loro distruzione lascia traccie inconfondibili: raggiungono la superficie pezzi di legno, membra umane, bolle di cloro e di olio e sopratutto grandi macchie di nafta. Per le navi attaccanti è più facile prendere i punti ove si è consumata una tragedia per certificare una vittoria.

Per gli altri, quelli partiti da un porto e poi perduti senza ulteriori notizie (in mare si usa la locuzione "perduti corpi e beni") non resta che ripercorrere idealmente la rotta che dovevano seguire, vedere ove era collocato il più vicino campo minato e fare delle ipotesi e delle congetture. Null’altro.
Nelle acque territoriali italiane, vicino alle coste siciliane noi sappiamo della presenza di ben undici sommergibili, tutti perduti durante la Seconda Guerra Mondiale tranne uno, il Veniero, scomparso negli anni '20 per la collisione con la nave Capena e ritrovato ufficialmente, alla fine degli anni ’80, da un famoso subacqueo siracusano, Enzo Maiorca.

Quasi tutti giacciono nei fondali con l’intero loro equipaggio. Cinque sono inglesi: il famosissimo Thunderbolt ex Thetis, il Shaib, il Phenix, il Gramphus e probabilmente il Tetrarch (partì da Malta e la sera diede la sua posizione nei pressi di Marsala; il comando di Malta lo avvertì che era nel mezzo di un campo minato italiano; non vi furono più notizie). Di italiani vi sono il Capponi, il Saint Bon, l'FR 111, l'Ascianghi, il Flutto e, come detto, il Sebastiano Veniero. Dalle parti di Messina vi è invece l'U-561 tedesco.