Il piroscafo olandese Baarn


Il piroscafo S. S. Baarn in uscita dal porto di Den Haag, ritratto in una foto d'epoca. E' chiaramente visibile la bandiera olandese che sventola a poppa. Le strutture tubolari protese verso l'alto sono argani.

Si tratta di una nave da trasporto di costruzione olandese (purtroppo ancora oggi alcune autorevoli fonti la ritengono, erroneamente, essere di nazionalità inglese), la cui costruzione venne ultimata nel 1927 ad opera dei cantieri navali Van Der Giessen & C. e per conto dell'armatore Koninklijke Nederlandsche Stoomboot Maatschappij (KNSM) di Amsterdam. Sin dal momento del varo venne affidata al comandante L. H. Mager.
Vantava una stazza lorda di 5481 tonnellate ed era spinta da un motore a tripla espansione da 2800 cavalli, capace di farle raggiungere una velocità di crociera di 12 nodi.

Nei frangenti del secondo conflitto mondiale venne utilizzata dalle forze alleate per il trasporto di mezzi militari, armi e munizionamento: per tale ragione, nel luglio del 1943 incrociava nelle acque siciliane dove avrebbe dovuto scaricare il proprio carico bellico presso il porto di Siracusa. Sfortunatamente, il 10 luglio, mentre era ancora in navigazione, venne intercettata e colpita da un caccia tedesco. Gli incendi a bordo divamparono violenti, alimentati dalla natura particolarmente infiammabile delle merci trasportate, e la distrussero nella sua interezza, pur senza farla naufragare. Non si registrarono nè vittime nè feriti tra l'equipaggio, che ebbe tutto il tempo per abbandonare la nave. Il giorno successivo artificieri della marina inglese fecero detonare cariche esplosive sistemate lungo l'opera viva provocandone l'affondamento.

Oggi il relitto giace ad un profondità di circa 42 metri, adagiato su un fondale sabbioso tipico del siracusano; la visibilità in questo tratto di mare è generalmente ottima e la corrente è quasi sempre assente. Le condizioni in cui versa il relitto non sono eccellenti, già ampiamente pregiudicate da un bombardamento, un violento incendio e le conseguenti esplosioni: non è infatti possibile riconoscere chiaramente le varie strutture della nave (prua, poppa, stive, etc...), la quale si presenta "appiattita" sul fondo. Ciò che rimane del carico è costituito da mezzi di trasporto militari (incredibile il numero di pneumatici preservati), attrezzatura di vario genere e tutto ciò che non prese immediatamente fuoco. Nella zona prodiera vi è un tappeto di munizioni calibro 7 (.303) per mitragliatrice leggera, di fabbricazione inglese.
Già ad una prima occhiata in fase di discesa il relitto si mostra spezzato in tre tronconi (originariamente la nave era lunga 130 metri); questa caratteristica, sebbene faciliti grandemente l'esplorazione interna, rende la stessa particolarmente lunga (e al tempo stesso interessante!) e difficilmente sarà possibile visitare tutto il relitto nel corso di un'unica immersione, anche ipotizzando il ricorso a miscele decompressive.
Particolare attenzione va infine rivolta alle condizioni in cui versa attualmente il relitto: lamiere arrugginite ed aggrovigliate possono costituire fonte di impiglio.

La visita al relitto è certamente consigliata se ci si trova in zona, sia per l'intrinseca bellezza del relitto che per la profondità, non eccessiva, che la rende accessibile già ai brevettati Advanced. Il sito di immersione si raggiunge in circa 25 minuti di gommone.